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    April 25

    Il Gioco di Romano Talevi

    Il Gioco

    I tempi stanno maturando per fare ordine fra le priorità delle nostre vite.

    Tutto ciò che si considera ossigeno sta diventando scarto e viceversa; forse è il momento di un ritorno a ciò che dovrebbe essere ideologicamente e moralmente  utile e portatore di verità.

    Ciò che emerge dal testo di Romano Talevi, curatore anche della regia,

    Il Gioco, è la profonda inutilità della guerra, sia riferita agli avvenimenti nell’Europa del 1917, sia riferita alla tensione sempre crescente che avvolge i quattro personaggi. Nella Bucarest della Prima Guerra Mondiale, infatti, il fato unisce quattro vite, quattro modi di porsi alla vita, quattro storie che apparentemente non hanno nulla in comune, ma che il destino ha deciso di fare incontrare incrociandone le vite. È come in una partita a poker, dove tutti metteranno a mò di posta la loro stessa esistenza. Il pubblico viene accolto, all’ingresso in sala, dalle note di una chitarra, suonata dal vivo da Troubadour / Michael Wernli che sottolinea con passione musicale i moti d’animo dei personaggi.

    L’apparente incertezza iniziale di Romano Talevi, l’Uomo, lascia invece spazio a una interpretazione mutevolmente ricca e decisa, che si carica di energica  intraprendenza scenica nel contatto con il personaggio di Josza accompagnato dall’eleganza e verve romantica di Giannapaola Scaffidi. La giovane Edith / Valentina Morini, al suo ingresso in scena, si esibsice in una musicale interpretazione dai toni lontanamente lirici, ammutolendo la platea incantata dalla sua voce matura e fascinosa, seguitando la recitazione con accademica puntualità. L’analisi “militare” del soldato Matteo, da parte di Pierfrancesco Ceccanei, strappa un sorriso al pubblico che gradevolmente apprezza la sua apparente semplicità nell’alternanza di registri attoriali opposti. Saltuariamente il testo appare indeciso ed esitante e gli attori cercano di porvi rimedio con una recitazione a prima vista ostentata. Scenicamente ben riuscita la scena della partita a carte con uno scambio speculare delle relazioni fra i personaggi. Ciò che ne rimane è la piacevolezza di una buona mise en scène e il pensiero amaro che le guerre passate stanno divenendo sempre più un ricordo acquisendo toni da favola dimenticando, anche a volte consapevolmente, che ciò che è stato non dovrà mai più accadere.

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